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Psicologa specializzanda in psicoterapia cognitivo comportamentale 

GIULIA COSI 

Il Bullismo

  • Immagine del redattore: Giulia  Cosi
    Giulia Cosi
  • 9 mag 2021
  • Tempo di lettura: 3 min

L'idea di una società come un luogo privo di violenza e ostilità ormai è diventata un'utopia. Vedere ancora oggi sui giornali o anche in televisione la notizia di un altro atto di #violenza, che sia #verbale o anche #fisica è diventato un rito che non riusciamo a combattere, al quale non riusciamo a porre fine, eppure il rispetto per il prossimo dovrebbe essere la cosa più semplice da applicare.

Forse assegnare un nome a questa violenza, a questi atti fisici e verbali potrebbe essere il primo modo per combatterla, forse il nome oggi più utilizzato soprattutto all'interno dell'ambiente scolastico è quello del #Bullismo, fenomeno emergente già da un po' di anni a questa parte. L'etimologia del termine deriva dall'inglese #Bullying (bullismo) e pone l'accento alla relazione dove qualcuno prevarica e qualcun altro è prevaricato, quindi in una sola parola si riuniscono sia gli aggressori sia le vittime. Nonostante il termine #bullo non si trovi nei dizionari storici è una parola che risale al rinascimento, Tommaso Garzoni la utilizzò in una sua opera affiancandola a “spadaccini e sgherri di piazza”. Un altro autore forse il primo a registrare questo termine in un dizionario è Alfredo Panzini il quale lo definisce con voce romanesca “bravaccio e teppista”.

Riprendendo l'idea di violenza iniziale si può affermare che quest'ultima si associa al significato del termine bullo e si organizza sotto un concetto di prevaricazione e prepotenza. Nel novecento il significato si attenua e sta a indicare un giovane arrogante, mentre nel secolo scorso Pasolini in letteratura ha attribuito il vezzeggiativo di “bulletto di provincia”.


Chi è il bullo oggi? Nel senso comune è il gradasso che si da delle arie, un ragazzo o una ragazza che compie degli atti di #prepotenza verso un suo pari sfruttando il fatto di essergli superiore, tali prepotenze però possono essere occasionali o ripetersi nel tempo configurandosi come una vera e propria persecuzione. Maturandosi e sviluppandosi, gli atti del bullismo non possono essere più considerati come delle bravate da ragazzi, che anche se folli e incredibilmente anti-sociali non erano condannati, oggi il bullismo si affianca sempre di più al comportamento aggressivo fisico che rischia di sfuggire di mano a chi lo adopera. Troppo spesso sui giornali leggiamo di ragazzi picchiati, vittime di altri ragazzi più grandi o comunque superiori a loro. sono recenti le notizie che vedono come protagonista principale la forza muscolare utilizzata a sproposito e in situazioni non idonee, purtroppo atti di violenza inaudita culminano nella tragedia della morte, e questo in una società sviluppata come la nostra non può essere considerato la normalità! la troppa esaltazione della forza fisica si potrebbe ricondurre direttamente a videogiochi, serie tv o cartoni troppo violenti, da ciò si arriva a pensare a un'individualità troppo fragile, disorientata e insicura che vede come unico mezzo di comunicazione la violenza come fine ultimo la risoluzione di problemi.

Il bullo quindi perde il senso della norma e del diritto vedendo la violenza come mezzo ultimo per ottenere ciò che vuole, la vittima dunque, rimane solo un ostacolo da superare per ottenere il soddisfacimento personale.

Un altro aspetto preoccupante di questo fenomeno è la lucidità con cui il bullo compie le sue azioni, vedendole come comportamenti normali, ciò porta quindi all'idea che il loro narcisismo sia un fattore anche esistenziale, al bullo la violenza serve per fuggire dalla quotidianità, si potrebbe anche prendere questa sua ribellione come una richiesta d'aiuto rivolta all'adulto quindi esso è alla ricerca di sensazioni, e, se esse oltrepassano il limite delle regole giuridiche allora anche meglio.

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