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Psicologa specializzanda in psicoterapia cognitivo comportamentale 

GIULIA COSI 

Il comico

  • Immagine del redattore: Giulia  Cosi
    Giulia Cosi
  • 9 mag 2021
  • Tempo di lettura: 7 min

Ascoltando quella canzone e leggendo la spiegazione che ha dato proprio l’autore Cesare #Cremonini ho immaginato quella ragazza dall’aspetto così felice all’apparenza, ma con un mondo dietro. E così, ho deciso di scrivere una storia, una di quelle brevi che ha come colonna sonora proprio questa canzone. Non succede anche a voi, a volte, di soffermarvi su un dettaglio e farvi un film sopra?

A me capita spesso, immagino le storie drammatiche o con un lieto fine, dipende da mood della giornata in questo caso la protagonista è Irene, una giovane donna di 24 anni che è diventata adulta troppo velocemente, dovendo, sin da subito confrontarsi con il mondo.

Irene ha intrapreso un percorso psicologico già da qualche mese, e racconta al Dottor C. di una nuova conoscenza, un ragazzo simpatico ma che non la convince del tutto…..

<<Beh, ecco, l’ho conosciuto per caso, io ero uscita con una mia amica, me ne stavo per i fatti miei a bene una birra, Erika invece, cerca di attaccare bottone con chiunque. A metà serata ci ritroviamo al tavolo con questi tizi vestiti in modo un po’ sfigato>>.

<<Che cosa intendi per sfigato?>>.

<<Boh, non lo so, non erano i classici ragazzi alla moda. Ha presente? Quelli con il pantalone e la catenella? Erano più…. Normali>>.

<<Mm quindi non sfigati?>>.

<<No, ha ragione, anzi potrei dire che erano particolari rispetto alla massa>>

<<Perfetto, vai avanti ti prego>>.

<<Insomma, ci ritroviamo al tavolo con questi ragazzi un po’. particolari, passiamo l’intera serata con loro, per tutto il tempo però, avevo la sensazione di essere osservata, sentivo gli occhi addosso. Uno dei ragazzi mi stava fissando era, è carino, biondino con gli occhi chiari, alto, per niente muscoloso, mi continuava a guardare e a far battute che, essenzialmente, avrebbero fatto ridere solo uno sciocco, ma a me un sorriso lo strappavano sempre, quando alla fine ha preso coraggio e mi ha parlato>>.

<<Perché pensi che prima non avesse coraggio?>>.

Questa domanda spiazzò Irene, si leggeva nei suoi occhi sbarrati e la bocca semi aperta, balbettò un po’ prima di riprendere a parlare correttamente.

<<Beh perché, ecco si insomma.. Io lo so che posso dar l’impressione sbagliata all’inizio>>.

<<Che tipo d’impressione?>>

<<Una ragazza scontrosa, antipatica, che sta sulle sue, sono molte le persone che me l’hanno confermato>>.

<<Dunque, se le persone ti descrivono in questo modo, tu t’incolli addosso questa descrizione, pur essendo sbagliata?>>

<<Come fa a dire che è sbagliata?>>

<<Perché con me non sei scontrosa o antipatica>>.

<<Qui è diverso>>

<<Qui è diverso>>

<<Ti va di spiegarmi perché?>>

<<Perché qui sono costretta a parlare a espormi>>.

<<Perdonami Irene, non penso che nessuno ti stia puntando una pistola alla tempia, qui sei venuta perché lo volevi, qui ti dimostri per ciò che sei, hai la tua spontaneità>>

<<E chi sono io?>>

<<Questo dovresti dirmelo tu>> Disse il Dottor C. calmo.

<<Sono una povera disgraziata! Ecco cosa sono! Una ragazza che ha sempre vissuto nel marcio, che ha sempre visto solo la parte cattiva del mondo, inizio a pensare che forse un po’ me lo meriti. Sì, sono una ragazza di soli 24 anni con un passato che pesa come un macigno sulle spalle, sono una ragazza che ha pianto più volte di quando non abbia mai sorriso, sono una ragazza che quando vede il sole si guarda intorno per cercare anche le nuvole, perché sì, alla fine arrivano. Ecco cosa sono, e sono sincera, un po’ mi piace avere la facciata da stronza, perché è giusto che restituisca un po’ del marcio che ho addosso>>.

Quando finì di urlare queste parole aveva il fiatone, respirava affannosamente e guardava con determinazione il Dottor C., lui di tutta risposta sorrise, si sporse in avanti appoggiando i gomiti sulla scrivania e inizio a parlare con calma.

<<Tutti noi abbiamo un passato Irene, alcuni pesano più di altri, ciò che è importante però è imparare da quel passato. L’esperienza è fondamentale perché è attraverso essa che diventiamo consapevoli ed è attraverso la consapevolezza che possiamo definirci. Ora se tu ti definisci “una povera disgraziata”, vuol dire che ancora non sei consapevole che il tuo passato, nonché il tuo punto debole, sarà in realtà la tua forza. Sono convinto inoltre, che, alcune delle cose che hai detto, non le pensi realmente >>.

Silenzio, dopo questo breve intervento ci furono lunghi minuti di silenzio in cui, Irene si guardava le scarpe e il Dottor C. guardava Irene, quest’ultima alla fine intervenne.

<<A volte penso che sarebbe stato tutto più semplice se non fossi mai esistita, o, almeno, se non ci fossi più, non credo di essere in grado di sopportare altro dolore. Ormai sono disillusa, non credo più al “principe azzurro”, non credo più al “vissero felici e contenti” penso, piuttosto, che le cose possano andare sempre peggio>>.

<<Innanzitutto, credo che per te sia meglio un pirata, invece di un principe azzurro>> rise il Dottor C. per sdrammatizzare, Irene sorrise e disse <<Effettivamente ha più fascino un pirata>>.

Dottor C. poi continuò <<Sei tu a scegliere per te stessa, è normale però, che se pensi di non meritare amore, questo non arriverà mai, o meglio, mi correggo, arriverà ma tu sarai troppo impegnata a cercare il marcio e non lo noterai. Non hai bisogno di credere alle favole, perché hai la testa sulle spalle, sai come va il mondo. Tu hai bisogno di credere in te stessa>>

Irene lo guardò, con la faccia di una bambina che ha capito un esercizio solo dopo l’ennesima spiegazione, il Dottor C. aveva ragione, lei lo sapeva, doveva credere di più in se stessa, doveva essere se stessa, piacersi, accettarsi.

Era quasi giunto il momento di andar via, l’ora era quasi terminata e come ogni settimana si facevano le chiacchere di rito prima di congedarsi. Questa volta però, il Dottor C. era intenzionato a terminare un discorso lasciato a metà, quindi le chiese <<Con quel ragazzo com’è andata a finire poi?>>.

Irene sembrò non comprendere all’inizio, infatti, aggrottò le sopracciglia per poi inarcarle un secondo dopo <<Oh, sì, beh si è presentato, si chiama Alex, mi ha detto che generalmente nessuno ride alle sue battute, anche se s’impegna tanto nel farle>> mentre lo diceva un timido sorriso, affiorò sulle sue labbra, che questo ragazzo così improbabile avesse fatto colpo sulla dura Irene?

<<E poi, mi ha detto che sono bellissima e che voleva il suo numero>> Queste parole uscirono invece di getto e velocemente, come se non volesse dargli più di tanto peso, almeno questo è quello che voleva far sembrare. Il Dottor C. sorrise e le chiese se poi, effettivamente, il ragazzo così spavaldo avesse ottenuto ciò che cercava. Irene arrossendo annuì.

<<Bene!>> disse il Dottor C. <<Vediamo cosa ne esce>> e con ciò si alzo dalla sua bella poltrona grigia, segnale inequivocabile che la seduta era finita.

Qualche giorno dopo la seduta con il Dottor C. Irene era di nuovo a quel Bar, dove aveva incontrato Alex, uno strano stato di agitazione si fece spazio piano piano dentro di lei. Si guardava intorno, si mangiucchiava le unghie, era nervosa. Qualcuno alle sue spalle le sussurrò all’orecchio <<Ehi tu>> Irene fece un balzo in avanti, si girò di scatto portandosi una mano al cuore, poi lo vide, quel ragazzo particolare che tanto aveva occupato i suoi pensieri nell’ultimo periodo. Non le aveva scritto neanche una volta dal loro primo e ultimo incontro. Irene, più ci pensava, più si sorprendeva di se stessa, non pensava che, un semplice ragazzo come Alex le sarebbe potuto piacere, invece era contenta di rivederlo.

<<Dico ma ti pare questo il modo di annunciarti?>> disse Irene con stizza.

<<Oh mi scusi mia principessa, come vuole che mi annunci la prossima volta?>> Disse Alex con tono solenne mentre faceva un inchino, per poi sfoderare il suo miglior sorriso. Irene rise <<Non lo so, un colpo di tosse, un “ciao” quando sei ancora a un metro di distanza, ancora non ho un valletto per fare le annunciazioni ufficiali ti dovrai ingegnare>> anche Alex sorrise

<<Certo mia principessa, ha ragione>> Così dicendo si allontanò di un metro e urlò <<BUONASERA MIA PRINCIPESSA COME STATE IN QUESTA SERATA DI META’ MAGGIO>>.

Irene sbarrò gli occhi gli corse incontro per cercare di chiudergli la bocca lo supplicò di abbassare la voce, ma non era molto credibile. Mentre che si aggrappava ad Alex come un koala, nel chiaro intento di chiudergli la bocca, scoppiò a ridere di una risata genuina.

<<Ti prego, ti prego abbassa la voce>>

<<PERCHÉ?>> urlò più forte Alex <<LEI è UNA PRINCIPESSA E HA TUTTO IL POTERE DEL REGNO, NOI SUDDITI ASSECONDIAMO OGNI SUA RICHIESTA>>.

Irene ormai aveva le lacrime agli occhi per quanto stava ridendo, la situazione era paradossale, si vergognava come una ladra ma si divertiva come una bambina.

<<Ok, ok va bene allora ti ordino di abbassare la voce a un volume decente>>.

<<Va bene mia principessa>> disse Alex facendole l’occhiolino.

Quando questo siparietto finì i due, si ritrovarono in una posa improbabile, Irene si era aggrappata ad Alex cingendogli la vista con le gambe, gli teneva una mano sulle labbra. Ora erano alla stessa altezza, si guardavano con intensità, Irene riuscì a capire finalmente di che colore fossero gli occhi di quel ragazzo un po’ svampito, il fatto che erano chiari non era discutibile, ma non era riuscita a capire se fossero verdi o cangianti. Invece erano proprio verdi, di quel verde chiaro che ha la foglia prima di cadere dal suo ramo, erano…. Particolari!

<<Usi sempre queste tattiche di rimorchio? E soprattutto funzionano?>> Chiese Irene continuando a fissarlo negli occhi.

<<Mi piace veder ridere la gente>> Disse Alex a un tratto serio <<§E secondo me tu ne hai bisogno, non ho nulla di speciale, ma se ridi poi, vuol dire che qualcosa la so fare. Potrei lanciarmi anche in un’aiuola>> Disse ritrovando il sorriso.

Anche Irene stava, senza rendersene conto, sorridendo <<No ti prego, mi accontento delle tue pessime battute>> Lui la pizzicò su un fianco, lei sobbalzò <<Oppure potrei farti il solletico>> disse Alex.

Irene ormai stava ridendo di nuovo, aveva le lacrime agli occhi tanto era forte la risata, e lui continuava a farle il solletico sui fianchi fin quando lei si stacco da lui riuscendo ad allontanarlo. <<Bene mia principessa, per questa sera hai riso abbastanza ma, se ti dovessi ritrovare di nuovo, con il muso lungo sappi che sono pronto a tornare all’attacco, ora andiamo, ti offro una birra>> Disse Alex sicuro.

Irene sorrise, di nuovo e lo seguì, in quel momento le ritornarono in mente le parole del Dottor C. “Vediamo cosa ne esce”. “Già” pensò “Vediamo cosa ne esce”.

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