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Psicologa specializzanda in psicoterapia cognitivo comportamentale 

GIULIA COSI 

La mia rinascita

  • Immagine del redattore: Giulia  Cosi
    Giulia Cosi
  • 9 mag 2021
  • Tempo di lettura: 3 min

Respiro in maniera meccanica, mi ricordo di far entrare ed uscire l’aria dai miei polmoni, lo sguardo fisso su quel citofono che non mi decido a suonare, sono qui già da 10 minuti lo fisso ma il mio braccio non ne vuole sapere di alzarsi e premere quel campanello. Mi sembrava una grande idea ieri, quando presa da un attacco di coraggio decisi di chiamare quel numero che avevo salvato in rubrica come “Psi”. Era da tempo che avevo intenzione di chiamare ma continuavo a rimandare, e poi come diavolo si sceglie uno #psicologo? Non è come scegliere un pacco di pasta al supermercato o forse si? E se non fosse quello giusto? Ho sentito che a volte capita di non trovarsi bene. Cercavo quindi di convincermi che ce la potevo fare da sola ma, quando ho avuto l’ennesimo attacco di panico, mi sono spaventata seriamente. Non potevo più continuare cosi dovevo farlo dovevo anche solo provare a cambiare le cose, avevo provato all’inizio a parlarne con i miei #amici, avevo ricevuto tanti consigli su come affrontare il mio #problema ma io non riuscivo a farlo, e poi, se proprio devo essere sincera, a loro non ho raccontato proprio tutto. Non ne ho mai avuto il #coraggio. Ecco che, mi capita il numero di questo dottore, sono rimasta affascinata dal mondo in cui descriveva quella che lui chiamava “crescita personale” e allora mi son detta “ok lo chiamo”. E lui mi aveva risposto. Vi è mai capitato di far qualcosa dando per scontato il finale? Lo fate giusto per mettervi l’anima in pace, giusto per dire a voi stessi “ok ho provato ed è andato male” ma infondo, infondo tirate un sospiro di sollievo perchè proprio non eravate pronti ad un finale diverso da quello che vi eravate immaginato. Ecco io in quel momento pensavo che a quella chiamata non rispondesse nessuno. E invece no, dopo soli tre squilli la voce calda di un uomo di mezza età mi salutò allegramente, ero interdetta all’inizio, cosa avrei dovuto dirgli? Ciao? Cosa si dice ad uno psicologo? Voglio un appuntamento? Beh, io mi sono proposta così, ancora mi vergogno, però il risultato è quello che conta no? E ora mi ritrovo qui, di fronte al suo portone, da brava ansiosa quale sono, ho deciso di presentarmi con mezz’ora d’anticipo, i primi 15 minuti li ho passati in macchina, con il cuore che mi martellava il petto poi ho deciso di scendere e posizionarmi qui di fronte, mancano solo 3 minuti all’appuntamento e io sto per scappare. Forse non sono cosi coraggiosa come pensavo, forse lui non può risolvere i miei problemi, forse ora sto bene e mi è passato tutto, ma si, non sono così gravi come pensavo. Un impulso fino ad oggi sconosciuto parte da dentro la pancia per raggiungere il mio braccio, come se fossi stata colpita da una scarica elettrica lo sollevo e premo quel dannato campanello. È fatta ora non si torna indietro, il portone si apre e mentre la mia mente vorrebbe scappare il mio corpo apre il portone e sale le scale. Di fronte a me la voce che avevo sentito per telefono si materializza in un signore simpatico con gli occhiali calati sul naso. Varco quella soglia, sento che sto per vomitare, succede tutto a rallentatore, mi conduce in una stanza, una grossa sedia grigia in stoffa, una scrivania moderna, due sedie disposte davanti. “ah niente #lettino?” mi ritrovo a pensare. A quanto pare no, il signore mi dice che posso accomodarmi mentre fa il giro della scrivania e si posiziona davanti a quella bella sedia grigia. Mi guarda mi sorride e mi dice “allora che succede?” sono interdetta, lo guardo, sbatto le palpebre più volte, no non sto sognando. Ma non riesco a parlare, quindi decide di rifarlo lui al posto mio “vorrei dirti una cosa prima di iniziare, questa è la stanza del non giudizio, qui dentro nessuno ha colpe, qui dentro nessuno ti giudicherà”. Ed è con questa frase che mi sciolgo completamente, abbandono la borsa sulla sedia accanto, non mi ero resa conto di tenerla ancora stratta in mano, e sorrido. Iniziamo, da qui parte la mia rinascita.


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